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La volatilità delle borse
Forma
Leggo di d’Annunzio il motto “Dant vulnera formam” (Le ferite foggiano la forma). Leggo di Kahlil Gibran in “Lettere d’amore del profeta”: “Il dolore può essere creativo ” del 23 giugno 1923. Poeti agli antipodi, ma il senso è lo stesso. La poesia non ha età, né limiti di lingua o nazione. La poesia è l’uomo. Case e marciapiedi aperti
Non è vero che nel 1957 con la legge Merlin furono eliminate le “case chiuse”. Furono solo sfrattate le gentili occupanti, costrette sui marciapiedi. Al loro posto si insediarono i politici, che nessuna legge Merlin riuscirà mai a estromettere. Hanno cambiato solo l’insegna e ora si chiamano “case aperte”, talmente aperte che non esistono maîtresse: ognuno per sé e Dio per tutti. Le maîtresse si sono trasferite dietro l’angolo del marciapiede e si chiamano “papponi” (pardon: usiamo l’eufemismo “protettori”!). E poi dicono che questo non è progresso! |
Direzione del tempo: Unamuno, Borges e Rosenzweigh
Nella “Storia dell’eternità” Jorge Luis Borges, l’impareggiabile poeta e affabulatore della letteratura, rovesciando Plotino parla delle oscurità inerenti al tempo e tra esse l’impedimento a precisare la sua direzione, nonostante la credenza comune ritenga che il tempo fluisca dal passato verso il futuro. Ma, ci ricorda i versi di Miguel de Unamuno:
Notturno il fiume delle ore scorre dalla sua fonte che è il domani eterno…
Per Borges sono due credenze ugualmente verosimili e ugualmente inverificabili. Franz Rosenzweigh, nella “Stella della redenzione”(Ediz. Marietti, 1985,pag. 49), trattando delle forme logiche, spiega: “…Esse sono l’immoto, l’ “eterno ieri”, l’”universale”, che perciò non è ancora, come l’iroso ribelle vorrebbe, ciò che è “del tutto ordinario”, ciò che egli peraltro caratterizzava correttamente chiamandolo “ciò che sempre fu e sempre ritorna e domani sarà valido perché è stato valido oggi””. Quella di Rosenzweigh è una frase piuttosto oscura, soprattutto se si ricorda che il filosofo tedesco pratica una filosofia della trascendenza e del futuro, ma, poiché non è filosofo dell’eterno ritorno, si può interpretare che intenda comunque una direzione del tempo dal passato al futuro: un fluire diacronico. A ben riflettere non c’è differenza tra il “domani eterno” di Unamuno e l’ “eterno ieri” di Rosenzweigh, perché il denominatore comune è l’eterno, in cui si confondono e si consumano il passato e il futuro. Le tre “e” |