Iscriviti al sito! Potrai scaricare tanti contenuti speciali!

A presto la sezione e-commerce per l'acquisto dei libri e dei saggi!

 

“Isteresi” è un termine derivato dal greco che significa “venire in ritardo” o anche “effetto tardivo rispetto alla variazione della causa”. Lo usano i fisici, ma anche gli economisti, che in fatto di furti terminologici sono secondi a pochi. Infatti:

-           i macroeconomisti lo impiegano per tentare di spiegare il fenomeno della disoccupazione, che permane pur dopo il rientro da uno shock come se le cause preesistenti al fenomeno negativo continuassero a manifestare effetti tardivi;

-          gli economisti di azienda per spiegare l’effetto della fatturazione per vendita di merci a valori x al tempo t1, ma per contratto concluso al tempo t antecedente rispetto al prezzo di rifornimento delle materie prime impiegate nel processo produttivo acquistate successivamente a quotazioni di mercato nel frattempo variate rispetto al prezzo di fatturazione.

È facile trovare l’enunciazione del fenomeno soprattutto nei bilanci delle società del comparto della metallurgia dei non ferrosi, dove le quotazioni delle materie prime: rame, zinco, alluminio ecc. sono soggette a fenomeni di intensa oscillazione al London Metal Exchange della borsa di Londra (LME) e di speculazioni attivate soprattutto da banche e fondi comuni di investimento con ricorso a derivati privi di sottostanti contratti reali, quindi non hedging.

Ovviamente, il fenomeno non è sempre di segno positivo, perché le quotazioni possono salire e la speculazione, che influenza anche le borse, puntare verso l’alto. Contro i rischi di questi andamenti imprevedibili, le imprese manifatturiere, che intendono evitarli, ricorrono a derivati di mero hedging, al fine di creare una corretta correlazione temporale costi-ricavi, che lascia al produttore il suo guadagno naturale scevro da componenti speculative.

Collateralmente a questo fenomeno si manifesta spesso, soprattutto nelle imprese metallurgiche dei non ferrosi, il differenziale tra valori LIFO del magazzino e prezzi correnti alla chiusura dell’esercizio, in continua oscillazione, spesso anche come effetto del fenomeno speculativo. Il differenziale deve essere enunciato a norma di legge, poiché non incide sui bilanci contabili, ed è impropriamente chiamato da molti operatori “riserva LIFO”, anche se della riserva non ha la natura, perché la continua oscillazione del suo valore, dipendente dall’andamento volatile dei mercati, la rende nemmeno implicita o virtuale. La sua indisponibilità, o meglio non distribuibilità, non deriva solo dalla mancanza di evidenza contabile, quindi priva di ogni natura giuridica, ma anche perché potrebbe coincidere quantitativamente con la scorta minima, sotto la quale l’impresa corre il grave rischio di fermi di produzione o di incapacità a soddisfare richieste non programmate da parte della clientela.

Generalizzando, si può citare l’esempio delle imprese distributrici di energia elettrica e gas, che stipulano contratti annuali a prezzo generalmente fisso e decidono di correre il rischio di rifornirsi in corso d’anno a prezzi variabili. Si può dire che l’isteresi è caratteristica più o meno accentuata di tutti i comparti in cui le imprese non riescono a correlare i tempi di approvvigionamento con quelli di cessione.

Alle banche, dove la “traslazione con cresta” è la regola, eliminando così il rischio alla radice, diventa sgradita la stipulazione di mutui a tasso fisso, che avviene con maggiorazione dei tassi per comprendervi la parte di alea della mancata correlazione.

Il fenomeno è però più accentuato nelle imprese manifatturiere a lungo ciclo di produzione e/o di consegna, i cui processi produttivi assorbono materie prime con elevata incidenza percentuale rispetto al venduto. Vi sono settori in cui la materia prima rappresenta oltre il 50% del venduto e, quindi, il fenomeno di isteresi diventa sensibile, mentre in altri dove prevale il valore aggiunto il rischio di oscillazione può essere valutato come un fenomeno normale e quindi sopportabile senza bisogno di coperture borsistiche o assicurative. Il fenomeno può essere esteso ai settori commerciali caratterizzati dalla prassi “acquisti sul venduto”, quando il “venduto” è contrattato a prezzo fermo e in tempi molto anticipati rispetto all’ “acquisto”.

Risulta evidente dai fenomeni descritti che il significato del termine isteresi varia nelle diverse discipline, anche se il denominatore comune è il trascinamento nel tempo di effetti collegati a cause risalenti a tempi precedenti.

 

Federico Focher è un biochimico molecolare del CNR di Pavia; quindi è uno scienziato della natura, che integra i suoi interessi professionali con quelli della storia della scienza, così superando rigide classificazioni derivabili da Wilhelm Dilthey. Un ponte tra scienze della natura e scienze dello spirito consente un reciproco arricchimento di contenuti e di metodo per entrambe e richiama le ricorrenti distinzioni tra ragione fine a se stessa e sua interazione con lo spirito. Con i dovuti distinguo consente un’interpretazione della scienza in chiave storica, come fanno, ma con eccessività hegeliana, i filosofi che identificano la storia della filosofia con la filosofia stessa.

Questa scelta lo ha già stimolato alla pubblicazione di un’analisi comparata tra Wallace e Darwin (L’uomo che gettò nel panico Darwin, Boringhieri, 2006).

Con lo stesso approccio, da storico della scienza, Focher pubblica ora Alexander von Humboldt. Schizzo biografico “dal vivo” (Ed. Il Prato, Padova), che ripercorre le tappe del grande naturalista e viaggiatore tedesco. Focher espone al lettore documenti fondamentali non solo per conoscere la biografia di von Humboldt, ma per porre pietre miliari nell’evoluzione delle scienze naturali. Il suo metodo storico è l’analisi del personaggio attraverso le tappe della sua ricerca, che va oltre la biografia, per la quale Focher sembra un interlocutore discreto, quasi un suggeritore dietro le quinte, ma, in realtà, interprete che conduce per mano il lettore, coinvolgendolo nella sua stessa emozione. Il suggeritore diventa regista, che, seppur rispettoso del testo, sa mettere in evidenza l’anima scientifica di Humboldt. Focher ha un fine recondito: porre il problema dell’amore per la natura e distinguere tra il sentimento che prova l’artista e in particolare il poeta, costruito sulla fantasia, e l’amore che prova lo scienziato, basato sulla curiosità spinta dalla passione. Due amori diversi, ma più drammatico il secondo, perché porta spesso a constatare quanto sia difficile realizzare l’intuizione che spinge ad approfondire la conoscenza della natura che ci circonda e verso la quale lo scienziato, pur consapevole e orgoglioso delle sue continue scoperte, deve provare un senso di umiltà per le delusioni, che spesso constata tra la spinta iniziale, sempre passionale, e gli obiettivi raggiunti. Si perviene così a valutazioni epistemologiche, passando attraverso la storia.

Focher è regista di quel dramma che è la scienza naturale, interamente matematizzabile solo per chi ignora che prima dello scienziato viene l’uomo con i suoi entusiasmi e le sue cadute, come nel caso di von Humboldt. Vale sempre la definizione di Albert Einstein dello scienziato: “ciò che resta di lui dopo che gli è stata tolta la sua scienza”. Se rimane l’uomo, allora, lo scienziato è grande.

 

Pietro Bonazza

 

Un libro regalato esige la lettura; comprato ti lascia libero.

Gli stampatori, quando l’ultimo sedicesimo resta incompleto, lasciano in bianco le pagine rimanenti: spesso le migliori del libro. Non c’è scritto niente, ma eccitano l’ispirazione.

 

Pietro Bonazza

 
Si informa che la rivista "Diritto e pratica delle società", 2010, n. 1, pag. 13, ha pubblicato l'articolo "La correzione degli errori di bilancio" di Pietro e Giulia Bonazza
 

   Non è vero che sia metafora dire che il pettegolezzo, mezzo per il fine della maldicenza, è un bisogno fisico. Non metafora, ma verità! Basta osservare certe persone, prevalentemente di sesso femminile, che aspettano l'occasione, la covano, la "pasturano", come fanno i pescatori di carpa, per poter iniziare o infilare in un discorso la "mormorazione" gratuita (la saggia Chiesa la classifica come peccato). E il bisogno monta, si autoalimenta come il fuoco, si dispiega in un crescendo rossiniano, fino a diventare bisogno incontenibile, irrefrenabile, come... sì proprio come un attacco intestinale, che solo in un luogo, detto di decenza, può sciogliersi in maldicenza. Posto in questi termini evolutivi e finali, il pettegolezzo perde il suo carattere peccaminoso. Si può considerare peccato un bisogno fisico? Non si potrebbe, ma, applicando il principio di causalità, si deve ammettere che è l'incipit  che conta. È l'intenzionalità originaria. Sono i prodromi. Ma non dobbiamo essere nemmeno troppo colpevolisti. Suvvia! I P.M. non hanno forse riportato la maldicenza nell'alveo del diritto? Se una persona è "informata sui fatti" ha il dovere di dirlo, ora che l'ufficio del giudice ha rimpiazzato il vecchio confessionale. E tu Torquemada... zitto! I monopoli sono finiti.

Pietro Bonazza

 
ultimi articoli

Martedì, 02 Febbraio 2010 09:18
Lunedì, 01 Febbraio 2010 15:14
Venerdì, 29 Gennaio 2010 16:33
Giovedì, 28 Gennaio 2010 15:36
Mercoledì, 27 Gennaio 2010 16:31
Martedì, 05 Gennaio 2010 15:57
Login
Accedi ai contenuti speciali del sito, registrati, è gratuito!

Se avete problemi con la registrazione/connessione scrivete al webmaster
cerca